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11-Jul-2020

“Nel post-Covid multipli aziendali in discesa del 20%
” Scouting su Milano Finanza – 11 Luglio 2020

Nel post-Covid multipli aziendali in discesa del 20%


Stefania Peveraro

La pandemia ha già pesato molto sul mercato del m&a in Italia, per numero di operazioni e per controvalore complessivo. Ma anche in termini di valore assegnato alle aziende target. Uno studio condotto da Scouting Capital Advisors, su dati Mergermarket, mostra che nel primo semestre dell’anno le poche operazioni che sono state annunciate hanno visto multipli impliciti ev/ebitda in calo netto del 20%, a conferma dell’incertezza generata dalla pandemia sui prezzi delle transazioni. Una reazione immediata alla situazione di crisi, che invece non si era registrata a cavallo della crisi finanziaria del 2008. In quell’occasione il multiplo medio sull’ebitda implicito era risultato del 10% più alto rispetto a quello del 2007, mentre l’impatto si era sentito nella coda della crisi nel 2009 e poi nel 2010, con multipli medi più bassi del 30% rispetto a due anni prima. D’altra parte Lehman Brothers era fallita nel settembre 2008, mentre i mesi precedenti erano ancora stati all’insegna dei grandi buyout con leva tiratissima, quindi il peso della crisi sui dati medi era stato limitato. Oggi invece l’effetto Covid-19 è immediato e il peso di quattro mesi di crisi su un semestre si vedono tutti.

La discesa media dei multipli 2020 nasconde però situazioni molto diverse. Lo studio evidenzia che i mega deal hanno visto crescere le valorizzazioni nel periodo Covid rispetto al primo semestre 2019 perché la loro origine risaliva a mesi prima. Per contro, al ridursi della dimensione dei deal si riscontra una maggiore riduzione del moltiplicatore.

Il numero delle operazioni di m&a annunciate a livello mondiale era triplicato nel periodo 2005- 2019, ma il lockdown ha provocato tra inizio anno e il 10 giugno (data di aggiornamento dello studio) un crollo del 29,7% delle operazioni annunciate rispetto al 2019. Per capire la portata dell’effetto, nel periodo 2007-2009 la crisi finanziaria aveva comportato un calo del 38,2% nel numero delle operazioni. E ancora peggio è andata se si guarda al valore delle transazioni, giù del 49,7% in questa prima parte dell’anno rispetto al 2019, ma nel periodo 2007-2009 il calo era stato ancora maggiore, addirittura del 54,5%, sebbene spalmato su due anni e non solo in pochi mesi come nel caso Covid.

Per quanto riguarda l’Italia il numero delle transazioni m&a è più che raddoppiato dal 2005 al 2019, mentre nel periodo 1 gennaio-10 giugno 2020 il calo è stato del 34,5%, con 323 transazioni (completate 246) rispetto alle 493 comunicate al 10 giugno 2019 (di cui completate 465). La crisi finanziaria del 2007-2009 aveva comportato invece in Italia un calo del 40,3% equivalente a 226 operazioni annunciate in meno. Quanto a controvalore dei deal, in Italia l’effetto Covid è stato contenuto al 16,5%. Ma questo è dovuto al fatto che in Italia si sono contati 17 mega e bigdeal. Per contro tra il 2007 e il 2009 il calo del controvalore era stato del 76,9%. «Interessante notare come l’effetto di una crisi si trasmetta con velocità molto diversa tra i mercati quotati e quelli del m&a», osserva Filippo Bratta, managing partner di Scouting Capital Advisors, «che a loro volta includono transazioni tra società quotate e non. I mercati finanziari quotati reagiscono immediatamente alla crisi, mentre il numero delle transazioni di m&a annunciate e le valutazioni implicite registrano un grado di rigidità maggiore rispetto all’evento di crisi, riducendosi in un arco di tempo più ampio. Questa reazione vale anche in senso contrario». Così nel 2008 i mercati azionari globali hanno perso in media il 30% rispetto all’anno prima, mentre il calo dei valori delle transazioni si è visto soltanto nel 2009. E per tornare ai valori pre-crisi ci sono voluti anni. In particolare i multipli impliciti ev/ebitda per le operazioni italiane hanno superato i valori 2008 solo 10 anni dopo.